Capire la professione del veterinario

Il compito di un veterinario non è solo quello di prendersi cura degli animali, ma anche e soprattutto amarli e dedicare parte di se stessi nell’arte di salvare le loro vite; essere un veterinario vuol dire ascoltare, capire, interpretare miagolii, gemiti, belati, abbai, nitriti.

Il mestiere del veterinario è complesso e affascinante, ma ci sono spesso aspetti di difficile comprensione di questa professione; chi non è un veterinario o non ha mai lavorato in questo ambiente difficilmente è cosciente delle difficoltà di questo mestiere, ma tendenzialmente è portato a pensare che il veterinario curi tutti gli animali: cani, gatti, tartarughe, pesci, iguane, cavalli, etc.

Pensate che si stima che solo per i mammiferi esistono circa 5600 specie, mentre le specie di uccelli stimate sono 10500; come potete immaginare è impossibile che dopo un corso di laurea di 5 anni, come quello di veterinaria, si sia in grado di conoscere tutte le specie di animali; anche se riduciamo il conteggio a solo le specie più comuni, il numero rimane sempre molto alto.

Come per la medicina umana, anche per i veterinari si tende a specializzarsi; i primi anni di studio universitario tendono a fornire al futuro veterinario una preparazione generale; con gli ultimi anni e con corsi post-laurea, generalmente seguendo i propri interessi, il dottore veterinario si specializza su alcuni animali.

Secondo noi una parte minoritaria, ma degna di considerazione, di recensioni negative che si possono trovare su Facebook o Google My Business possono avere come spiegazione il concetto espresso sopra: nessuno può essere un “tuttologo”, nemmeno se restringiamo il campo alla cura degli animali. A differenza della medicina per gli uomini, la medicina veterinaria viene percepita da molti ancora come un’unica entità. In compenso, l’immaginario collettivo ritiene la professione del veterinario come utile, professionale, affascinante, ma complessa. Scarse le percentuali di persone considerano la professione del veterinario manuale, sporca o pericolosa, anche se tra i più giovani (sotto i 34 anni) la percentuale sale decisamente.
Se cerchiamo di capire, invece come, gli stessi veterinari percepiscono la loro categoria, sembra che ci sia una sottovalutazione dell’elevato valore sociale che la loro professione invece ha; riteniamo che ci sia bisogno di rinforzare il rapporto tra veterinario e cliente lavorando sulla percezione del valore delle prestazioni che non possono essere effettuate da altri professionisti o sostituite da informazioni reperite su internet.
D’altronde, nell’attuale offerta formativa universitaria è assente completamente la parte relativa alla formazione manageriale e relazionale indispensabile per gestire strutture veterinarie complesse e per curare al meglio il rapporto con gli utenti.

Luca Ninci

Ciao, mi chiamo Luca Ninci e da qualche anno insieme al mio team cerchiamo di aiutare i veterinari ad ottenere maggiore visibilità tramite gli infiniti strumenti che la rete mette a disposizione.

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